Mihajlovic al Festival dello Sport: “Non ho mai perso la voglia di vivere”

Au Festival dello Sport l’allenatore del Bologna oui c’est raccontato senza veli, interviewé par le directeur adjoint de la Gazzetta, Andrea Di Caro

Nous sommes invités Marco Passotto

Pochi mesi fa, au Festival di Trento, Sinisa Mihajlovic si c’était raccontato senza filtri, mûrircorrendo i giorni della malattia. Ecco l’articolo che avevamo pubblicato à cette occasion.

La partie de la vie. Che stavolta non è la sfida più important sul campo. Vita, dans ce cas, sta per sopravvivere e poi per nascere a seconda volta. “La partita della vita” est le titre de l’événement auquel Sinisa Mihajlovic a été emprisonné par une partie du Festival dello Sport, organisé à Trente par la Gazzetta dello Sport. An intreccio di pallone, emozioni, schiaffi del Destino e Coraggio. Una vita strapiena, quella di Sinisa, che non si è fatto mancare nulla fin da bambino tra guerre, parenti diventati nemici, amici pericolosi, fine alla prova più dura avec une leucémie qui a failli l’envoyer au tappeto, senza riuscirci. Mihajlovic si è aggrappato con tutte le sue force alla famiglia e alche al pallone per uscire dal tunnel. Car je resterai en vie. “C’è estato a period della vita in cui mi sono dimenticato di piangere. Poi ho pianto spesso, now sono in una via di mezzo”, dit l’allenator de Bologne, qui emporte le public sull’ottovolante tra battute – ha tempi comici perfetti, Sinisa – e momenti seri. “We dobbiamo essere veloci perché ho allenamento fra poco”, scherza sul box avec Andrea Di Caro, avec qui il a écrit “La partita della vita”, un livre dans lequel s’il s’est complètement marié.

L’infanzia

Scorrono le sue foto, fin dai primi mesi di vita. Lui che è di mamma croata e papà serbo (“Ma famille était pauvre, non c’erano i soldi per l’asilo, i miei lavoravano e io when avevo 6 anni la mattina andavo a fare la spesa e facevo da baby-sitter a mio fratello , che ha 4 anni meno di me. A 6 anni ero già grande”), i ricordi del primo pallone (“Ci mettevo sopra la crema e non lo usavo contro le serrande, magari adibite a porta, ma solo sui prati”), J’ai donné une carrière commencée dans la Jugoslav C Series, “Un championnat très difficile” et a culminé avec la victoire de la Coppa dei Campioni avec la Stella Rossa (“Il notre prix était inférieur à cinq mille euros, dans l’argent de l’époque” Ci sono i terribili ricordi della guerra (“La première maison distrutta de mon pays est la mienne et farlo est l’état de mon ami, croate. lo vesse fatto, lo avrebbero ammazzato”).

Quelle punition…

Bon, si Urbano Cairo, président de Rcs MediaGroup demain de Turin, revient pour parler du pallone et de sa boite, il reflue en allenatore. Siparietto. Le Caire dit: “Il était un giocatore che mi piacerebbe avere oggi. Per lui le punizioni erano meglio dei rigori”. Mihajlovic répond : “In carriera ho sbagliato più rigori che punizioni.” Il pubblico si diverte, scorrono le immagini delle maglie indossate da Sinisa e Cairo aggiunge: “E rimasto con noi un anno e mezzo, ha fatto cose beauty, ha fatto so many Goals and so many pressures. La femme avoué était migliorabile… – le président a souri -. Je piaceva mange calciatore, mange allenatore et mange personne. Tempérament agressif, senza paura. La prima annata est très belle, avec une prima part eccezionale et une spumeggiante gioco. Poi nella campagna acquisti invernali il mister if he was fissato sull’acquisto di un giocatore non giovane, mentre io gli dicevo che non ci avrebbe fatto fare il jump di qualità. C’è stata frizione, poi ci siamo chiariti”.

dans le Latium

Mihajlovic renvoie l’ancre au giocato de calcium et au tour de la nouvelle salle: “Un défenseur central qui a de l’expérience, du caractère, des passes décisives, des buts, punizioni e mette paura agli avversari perché li minaccia, come me, oggi non c’è. Io e Couto, che coppia. Uno litigava e l’altro menava, oggi purtroppo non si può più fare, non c’è più gusto. Oggi avrei giocato meno della metà delle partite… Ibra? Dopo le ruvidezze siamo diventati come fratelli. A Sanremo io ho cantato bene, lui non. Je vais le chanter”. C’è spazio ache per il Milan : “Berlusconi ? Per me è una honor essere estato l’allenatore del Milan e averlo conosciuto. Tra noi non è andata proprio bene, forse per incompatibilità caratteriale : io non mi faccio mettere i piedi in testa et je commanderai. Du point de vue sportif, ce n’est pas un état exaltant, mais sur le plan personnel, c’est un très bel état. Communque il Milan degli anni n’était pas il Milan degli anni precedenti et Berlusconi n’était pas il Berlusconi degli anni précédent”

la malattie

Infine, la malattia. « L’ho vissuta per come sono fatto io, non sono un eroe. C’è les gens qui ont honte et s’ils sont nasconde per la malattia e non è giusto. Io l’ho comunicato perché non c’è nulla di cui vergognarsi, ho pianto tante volte e ho scoperto che è giusto farlo. Lorsque ma présentation en panchina à Vérone pesait 15 chili meno di oggi, ero più morto che vivo, ma ci sono per far capire a tutti che combattevo e volevo vivere normalement. Quand on m’a vu à la télé, je n’étais pas riche, mais ce n’était pas une image de faiblesse, benì de ​​force. Ho detto alla malattia ‘ora facciamo a pugni e vediamo chi vince’. S’il m’a réussi qu’il était grand et plein, alors cela vous arrivera. Et allora capisci combien est important de contrôler. Fate gli esami del sangue ogni sei mesi. J’étais au moment où j’étais rempli de 40 février, j’avais mal et mon visage n’était pas initié par la morphine et je commençais le remplissage. Dopo oltre un mese chiuso in ospedale volevo tornare in campo, ma i globuli bianchi non lo consentivano. Il dottore ha capito e mi ha lasciato lo stesso : se fossi rimasto in ospedale sarei morto”. Si chiude il sipario. Applausi.

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