Jana Karsaiovà, un romanzo su identità – Libri – Un libro al giorno

JANA KARASAIOVA’ ”DIVORZIO DI VELLUTO” (FELTRINELLI, pp. 160 – 15,00 euro). ”Dora aveva seguito la propria strada, a volte per avanti bisogna abbandonare e abbandonarsi, a Katarìna adesso era chiaro”, è chiaro alla fin di un percorso iniziato ap punto quand l’amata sorella Dora était escappata a vivere en Amérique da sette Anni , abandonnant la famille, en particulier la mère frustrée et qui ne le capise pas figlie cui urla contro aspre frasi di delusione. Un voyage d’abandon et de séparation qui segnano questo intense romanzo dal tocco lieve, écrit en italien da questa slovacca quarantenne qui a visité Bratislava, Prague et poi en Italie, où elle a travaillé dans le domaine du théâtre, également en tant qu’actrice. Sullo sfondo, ma avec un sens précis, c’è il ricordo degli anni du régime communiste et poi il dopo e il cosiddetto ”divorzio di velluto” del primo gennaio 1993, la separazione tra Repubblica Ceca e Slovacchia, col complesso di inferieureità della seconda, cattolica e contadina, i cui abitanti son fatti oggetto di battute dai boemi con la loro forza della grande tradizione industriale e culturale praghese. Poi ci sono le separazioni varie, tutte sofferte, di quasi tutti i personaggi, per amor che finiscono, per voyage, per la death in a incident in the case of the friend of the heart Lukas who will chiuderà a cerchio, while if I learn une nouvelle parabole, j’espère, pour la protagoniste Katarìna, que si elle se sent enfin ” bientôt ”, c’est aussi la dernière parola qui résume le livre.
Le racconto sème à un moment donné pour voir presque un mouvement choral loin du verrou central dans Katarina, Slovacca di famiglia popolare, avec l’ombre de l’avortement vu dans la solitude et le dernier moment morbide de son mariage avec Eugen, ceco di ricca famiglia borghese Well , je vais travailler en Angleterre, la tradition et la lascia. La narration se poursuit en croisant più piani, en marchant indietro avec i ricordi qui est revenu au présent, un passato qui va sciolto, alors que je signale le rapport avec Eugen, dont le souvenir n’est pas abbandona nemmeno quand il se termine par un ragazzo pugliese, la note de Capodanno, en Italie. E’ ospite di Viera, l’amica più cara è diventata guide touristique à Bologne, colombe è andata dopo essere stata abbandonata dalla son amant, l’ex-insignate perroquet dans la patrie de l’italienne Barbara D’Angelo, che a Parma oui scopre un ‘altra vita e un marito. Le racconto, qui se termine au début de la nouvelle année, recommence à Bratislava, lorsque vous rentrez chez vous pour le festival de Natale et riprendono support et ricordi della giovinezza di Katarìna in famiglia e con le amiche e la partenza per Verona di See.
C’è insomma un passato comunque comune tra cechi e slovacchi, due paesi che subtano one a fianco dell’altro, como c’è tra le disperse, tra sorelle lontane, tra marito e moglie, ed è questo che condiziona ache il futuro , che non può non essere fatto de sentimenti e intrecciarsi di rapporti che continuano e si ripopono nel flowe della vita. Ma c’è also a delusione per quel che è estato, per i cambiamenti che non hanno portato quel che si sperava e weightano ancora sul quotidiano, sulla ricerca di un’identità e un’indipendenza, come accade por la confusazione forced modernizzazione della Slovacchia , patrie qui prima dell’indipendenza non sembrava avere un’identità nacionale e in cui la storia di Katarìna è come si rispecchiasse.
A labor in cui il non detto conta più di ciò che appare esplicito, e questo not solo nella scrittura fine, a tratti poetica del racconto, ma pure nei rapporti tra i personaggi, giocati su accenni, ageste, a phrase, che sottendono psicologie les caractéristiques et les situations profondes et significatives.
Cela aussi grâce à cet italien limpide, soigné, qui gli stranieri sembrano trovare con naturalezza et qui a insita dans ce cas la capacité de saisir la distance de l’ombre qualsiasi de la rhétorique et de la sentimentalité. Une écriture qui se soutient et ne dispense pas de la connaissance de la langue comme fattore essentiel in rapporto col mondo, specie per ”spatriati” comme Viera ou l’autrice stessa. « La manière dont le monde est déterminé en tout ou en partie par la structure de la langue maternelle elle-même », à tel point que « l’impact de la langue seconde apprend s’il définit le choc culturel », comme Viera l’a appris pendant son rêve esame di Glottodidattica, lei che in famiglia, per le origini dei genitori che ”non hanno mai parlato la stessa lingua”, e cresciuta devisa tra ceco e slovaco e now parla italiano a Bologna: ”la lingua ti etichetta subito . Non voglio più sembrare una straniera”, dit-il à Katarìna, disant de voir la langue du père quand il ne l’est pas et de poter lasciarsi oramai alle spalle aussi quella della madre, et, se tournant emblématiquement de schiena, conclut ”e io ho scelto mine”. (ANSA).

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