Guerra Ucraina, Lucescu: “Così siamo fuggiti dall’inferno di Kiev”

Il tecnico romeno della Dinamo racconta l’avventuroso viaggio verso la salvezza, il succorso ai calciatori stranieri bloccati e il dramma degli ukraini : “J’ai vu uomini che lasciavano le famiglie alla frontiera e tornavano indietro”

Giulio Di Feo

@fantedipicche

À l’occasion du 40e anniversaire de son premier retour en Chine, Mircea Lucescu a fait un cadeau qu’elle n’a pas fait. Dopo essersi traité en toute sécurité de la guerre en Ukraine avec un voyage interminable, l’allenatore della Dinamo Kiev, 76 anni, si è messo subito in moto por I a facilité l’évasion de calciatori stranieri dalla capitale aggredita dai russi.

Nous raggiungiamo au téléphone nella sua Bucarest, è stanco ma non abbastanza : « Ora però bisogna fare qualcosa per i ragazzi ucraini. Non possono uscire dal Paese, hanno famiglie e figli piccoli…”. E ci racconta la sua storia: “Venivamo da un ritiro verse il campionato che stava per ricominciare, siamo stati in Spagna e ad Antalya con quasi tutte le squadre ukraine, une sorte de mini championnat. Poi siamo tornati, giovedì sera abbiamo fatto allenamento in vista della partita di Coppa e poi è successo quello che non ci aspettavamo mai potesse succedere…”

Comment la guerre est-elle arrivée à Kiev ?

« À un certain moment, mon sveglio di notte et la première chose à laquelle j’ai pensé, c’est que je venais au domaine, saviez-vous que le moment était venu avec les lampes et vos fortissimi ? Et invece non, purtroppo non. Je dis que la guerre a commencé et qu’elle est arrivée à la porte de la ville ».

« Non, je ne m’y attendais pas nessuno. Si je pensais qu’il y avait beaucoup de schermaglia dans le Donbass, je ne croirais pas à une invasion comme celle que nous avons vue ».

J’ai vu la scène brute, di uomini che accompagnavano al confine donne e bambini e poi tornavano indietro

Mircea Lucescu

Que vous dit-il authorità ?

« Che évidemment pas si gioca più, che bisognava aspettare. E io ho aspettato, per un giorno. Nel frattempo avevo la mia bothasciata che mi pressava per lasciare l’Ucraina. Così ho parlato con il mio president, ho tranquillizzato i calciatori, abbiamo fatto in modo che also le loro famiglie stessero in sicurezza. Poi io e il mio staff ci siamo messi in moto”.

“Diciassette ore durissime, tra dogane e posti di blocco. Per uscire dalla città siamo andati avanti a sette all’ora, le strade erano intasate dalle car di quelli che scappavano. Fuori da Kiev abbiamo iniziato a prendere strade secondarie, tandis que sa strada incontravamo i convogli dei soldati che andavano sud perché intanto erano iniziati i bombardamenti venant de Mar Nero. Così siamo arrivati ​​​​alla frontière avec la Moldavie, colombe c’erano code infini. E lì J’ai vu la scène brute, di uomini che accompagnavano al confine donne e bambini, si assicuravano che passassero e poi tornavano indietro. Lì ti rendi davvero conto del dramma della guerra. Perché noi avevamo sentito solo quelli che io avevo scambiato per tuoni, quella gente no ».

Cos’ha fatto una volta arrivato Bucarest ?

“J’ai parlé avec Razvan Burleanu, le président de la Fédération du calcium de Rome, et nous sommes très intéressés à faciliter la demande d’autres calciatori stranieri, pas seulement ceux du Dinamo. Surtout je sudamericanani, che abbiamo fatto arrivare qui e poi ripartire. J’ai continué à passer le loro tragitto, avec Junior Moraes, l’attaquant du Shakhtar, devenu le leader du groupe. Lo ringrazio per la forza che ha mostrato ».

Chi altri c’è da ringraziare?

«Ceferin est le président de la fédération de l’Ukraine, de la Moldavie et de la Roumanie. J’étais moralement obligé d’essere vicino a quei ragazzi, loro no. Ma ora c’è da guarde avanti. Si la guerre continue, j’espère que le jour de l’UEFA au calciatori la possibilité de svincolarsi, ou je marcherai au moins à l’avance pour terminer la saison. Parliamo di ragazzi giovani con famiglia, devono Je continuerai à giocare perché il calcium è il loro mestiere. Et il y a un énorme potere …”

“Senza calcium il mondo è più duro. Avez-vous vu cos’è successo avec la pandémie? Teatri, cinéma et autres formes d’intrattenimento n’étaient pas fermi et il calcium non, il avait cet intérêt des gens même si c’était public et c’était très difficile. E appena hanno riaperto gli stadi la gente è tornata subito. Capite qual è la sua forza? È un bene che va preserveto ».

Pour loin oui le calcium a continué si pour le limitrofi du pays également dépossédé pour accueillir le championnat ukrainien. Ne sa qualité?

« Oui, c’est une proposition sul tavolo. La Roumanie est disposta, la Pologne et l’Ungheria aussi, donc ce que pense Ceferin, je sais que si je vole, ce ne sera pas difficile à organiser”

Lei allena en Ukraine depuis 2004, c’est un peu sa deuxième patrie, il a aussi vu le précédent conflit dans le Donbass : comment vous sentez-vous maintenant que les gens ?

“Come quello di una terra di conquista, è la loro storia. De plus, je l’ai envahie et la Russie, prima nei secoli l’hanno fatto i polacchi, i mongoli, i tartari, i popoli germanici,… Non sono mai riusciti pour former un statut fort et indépendant, et maintenant che l’hanno fatto arriva l ‘envahir. Propre questo però a contribué à esserli extrêmement orgogliosi del loro essere ukraini ».

Molti infatti non si aspettavano, in effetti, una resistenza del genere.

« Remarque : je suis un nouveau statut, enthousiaste, que j’utiliserai farouchement ma propre langue, qui est prima nonaccadeva. Si l’on considère la cause de l’Europe de l’Est, la culture de la religion, et ce n’est pas un pays qui va facilement conquérir le farsi ».

Venez imaginer ce finisca?

« J’espère que si un accord politique est trouvé, et que soprattutto ci si renda conto della prima necessità : non far muertere altre persone. Ripeto : nessuno si apettava une tragédie du genre, gli ucraini ascoltavano Poutine e pensavano fossero schermaglie verbali, minacce. Le storia ci racconterà semper questa vicenda como quella di un Paese fratello che ne aggredisce altro, è una ferita incredibile. Quand apriranno gli occhi di fronte al danno che stanno faisant face, forse la smetteranno. Ora on pensait alla rythme, poi on pensera aussi au calcium”.

Leave a Comment