Donne e bimbi in fuga, ‘impossibile restare’ – Mondo

Guerre en polonais s’il dit wojna. Appena entre Medika et chiedi alla mange si tu arrives à la frontière avec l’Ucraina, d’abord tu restes curieux et parce que tu dis qu’il parle : c’è wojna, dall’altra parte. Medyka est un paysan du niente : campi, campi e anchor campi, per chilometri ; Grigio il cielo e scura la terra, case di contadini e trattori.
Sarebbe rimasto così, se non fosse che qui arriva chi da wojna fugge via.

Ascolta “Donne e bimbi al confine ukraino : “Restare è impossibile” (di Matteo Guidelli)” son porte-parole.

I varchi di frontiera sono quattro : dû par voiture, un par camion et un par bus. Dal lato polacco passano essentiellement seulement questi ultimi : fanno la spola con i paesi vicini al confine e portano via la gente. Dall’altra parte, invece, è divers. Macchine et bus sono incolonnati e fermi. Cosi si va a piedi. E la cosa che colpisce subito è che non ci sono uomini ; non ce n’è traccia. Seulement donne e bambini. Tanti bambini. Camminano infagottati trascinandosi valige, i grandi, orsacchiotti e zainetti i piccoli. Kristin et Victoria sont les sœurs de 17 et 14 ans, qui sont venues de Khmelnytski, en route pour Leopoli et Kiev. “Mon père – dit le più grande – non può passare, deve combattere”. Nient’altro. Mangez sept arrivent? “Siamo in viaggio da due giorni, prima il treno fin a Leopoli e poi l’autobus. Gli ultimi chilometri li abbiamo fatti a piedi, come tutti”. et maintenant? “Et maintenant, nous allons prendre un autre bus, quelle que soit la partie où nous serons loin d’ici. De près de 840 000 profughi scappati finora, più della metà sono passati por la Polónia : 450 000, secondo il vice-ministre polonais dell’interno Pawel Szefernaker . Et in migliaia sono ancora En ligne de l’autre côté de la frontière : il son homologue ukrainienne, Mary Akopyan stamattina parlava di 8mila auto in coda ai varchi. Meno dei giorni precedenti, ma pur always a continue fugue. fermare bomb him.
La macchina della solidarietà polacca fonctionne. Ed è già une nouvelle vu qu’il n’était pas andata certo così quendo si è trattato di accogliere altri profughi, quelli che scappano da guerre iniziate ven’anni fa e mai finie, que Loukachenko a amassé la frontière à travers la Biélorussie et la Pologne en l’utilisant comme un arme par ricattare l’Europe. E che non tutti i profughi siano uguali demostra il fatto che la zona off limits di 3 chilometri al conlimita con el Bielorussia è ancora lì. Et j’ai confirmé la libération conditionnelle de Dominika, 35enne di Katovice, arrivée “pour donner un coup de main”. “Pour moi, c’est accaduto lì non è piaciuto, ma è la politique qui a décidé tutto. Questa volta è diverse, gli ucraini sono i nostri vicini, siamo fratelli”.
Ed infatti a Medyka è diverse: ci sono le ong, como la Gem che accoglie i profughi under la scritta “dedicati a restitution hope e opportunità”. E ci sono i volontari civili, liberi cittadini arrivati ​​​​da mezza Pologne et le reste de l’Europe che sono lì a fare qualcosa. Arty Locatelli, père originaire de Castelvecchio en Ligurie et émigré de Belgique, fait partie du collectif musical Dies’as Kollektiv : è sul ciglio della strada con un cartello con il quale offre, évidemment libre, un beau passaggio a Berlino. Cette scène alla stazione di Przemysl, la ville à 10 kilomètres de la frontière qui est diventato il centro di smistamento dei profughi. Dopo due giorni di pienone, oggi ci sono più volontari che ucraini : ma l’edificio è stracolmo di vestiti, pannolini, latte in polvere.
S’il n’y a pas d’horaire téléphonique, ils ne vous en donnent pas un gratuitement. Dans le parcheggio du centre commercial Timantii, ils ont tiré un souk : abiti, scarpe, passeggini, giocattoli. Chi arriva, essaie et ça va bien s’allume. Amende.
Ma nessuno sourit. Passato il confine, cala la tensione, certo. Ma reste la guerre des negli occhi. La paura aussi. Je l’ai vu. Zoya a 20 ans, sogna di fare l’attrice. E’ scappata da Kiev avec mamma Lilit et il fratello Benjamin. Parlez au guardo che ti traversa. “Tre giorni fa sono cominciate a cadere le bombe, we can’t sleep più, we can’t sleep.
Il est allé acheter il pane, potevi je n’achèterai qu’un morceau. Une personne, un poisson. E poi i rumeuri, fueno continue : le bombe, le sirene degli allarmi, quelli delle ambulanze. Ci abbiamo messo tre giorni par arrivare qui, prima in treno, in 150 in a vagone da dieci, poi in autobus. Ora sono stanca e ho paura”. Inutile chiedergli che fine ha fatto il padre. Anzi no, non è inutile.
“Quand je vous ai accompagné, la police vous a dit de quitter votre train et je n’ai pas peur de vous diriger. Juste au revoir.”
Alla stazione di Przemysl, Mykola si calca ancora di più il berretto in testa. Il a 25 ans et lui échoue viaggio inverso, il va à Kiev. Perché c’è anche chi a décidé de revenir indietro dall’estero et j’irai au combat. « Ho paura ? Tutti hanno paura, c’est normal, c’est une guerre. C’est une décision compliquée, mais qui pourrait tout et n’importe quoi autour d’elle, est entrée loin dans la dispute territoriale. Perché lo fais? “Kiev è casa mia e poi – sorride amaro – questa follia qualcuno dovrà pur fermarla”. Già, qualcuno dovrà pur temptare, nell’Europa dove sono nati diritto e democrazia.

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